Il virus della peritonite infettiva; caratteristiche cliniche ed approccio diagnostico

(estratto dalla pubblicazione su: ANFI-magazine)

La diagnosi di FIP basata solamente su di un titolo positivo per gli anticorpi anti-FCoV (FIP) e' scorretto ed equivale ad un errore professionale

In molte aree degli USA e dell'Europa ci sono probabilmente più gatti soppressi perché positivi al test che non per la FIP stessa.

Sfortunatamente, alcuni veterinari pratici considerano troppo spesso un titolo positivo ai coronavirus come diagnosi presuntiva di FIP.

La Peritonite Infettiva Felina (FIP) continua ad essere una malattia misteriosa anche dopo 30 anni di ricerche.

La FIP è una malattia letale immuno-mediata del gatto, causata da un coronavirus, il FIPV (Feline Infectious Peritonitis Virus ) e rappresenta l’espressione fatale di una serie di infezioni sostenute da virus denominati coronavirus felini (FCoVs). Gatti sani ma con infezione persistente svolgono un importante ruolo epidemiologico, poiché, ospitando i coronavirus felini (FCoVs) nel loro intestino e nel sangue, agiscono come fonte di infezione, eliminandolo con feci, saliva e forse altri liquidi organici. La dizione “Virus FIP (FIPV)” viene oggi mantenuta ad indicare i ceppi di FCoV portatori di mutazioni responsabili di un aumento di virulenza. La loro trasmissione avviene attraverso le escrezioni orali-fecali. Il contatto stretto è un fattore determinante per la trasmissione del virus poiché non è particolarmente resistente nell’ambiente. Lavare e disinfettare accuratamente e frequentemente gli ambienti in cui vivono più soggetti (allevamenti, ricoveri) aiuta ad inattivare il virus.

Studi sierologici hanno evidenziato che all’interno di una struttura con alta concentrazione di gatti la sieropositività può variare dal 45 all’85%.

Il virus della FIP può colpire gatti di tutte le età, ma le manifestazioni cliniche compaiono principalmente in animali che hanno una età compresa tra i 5 mesi ed i 2 anni ed in gatti di pura razza.

La maggior parte dei casi riguarda pazienti che vivono od hanno vissuto in allevamenti, o ricoveri. Questi animali di solito hanno un’età che varia tra i pochi mesi e l’anno. Questo probabilmente perché tra i diversi fattori che possono influire sulla patogenicità dell’infezione, sicuramente vanno considerati quelli stressanti (ambiente, sovraffollamento, soggiorni in altre abitazioni, partecipazione a mostre). Inoltre l’infezione pare essere particolarmente grave in certe razze, come i persiani, anche se non esiste in realtà una specificità di razza o sesso. Pare però che una aumentata suscettibilità alla FIP possa essere un tratto parzialmente ereditabile.

Clinicamente, la FIP si può presentare in due forme. Una “effusiva” (o “wet-form” o sierosite), caratterizzata da una peritonite fibrinosa e/o pleurite, con accumulo di liquido in peritoneo e/o nella pleura (figura 1) , la seconda “non-effusiva” o “secca” (“dry-form”) o “forma granulomatosa”. Questa seconda forma è caratterizzata dalla formazione di granulomi o piogranulomi nei visceri, occhi o sistema nervoso centrale (SNC).

Il gatto affetto da FIP si presenta inizialmente con anoressia, apatia, perdita di peso e febbre ricorrente. Il segno clinico più frequentemente osservato dal proprietario di un paziente con FIP effusiva è la progressiva distensione dell’addome o dispnea accentuata, indicativa di una effusione pleurica. In caso di forma secca i primi segni descritti possono rimanere l’unica manifestazione clinica della malattia.

E’ utile ricordare in questa sede che l’esame istopatologico è, a tutt’oggi, l’unica procedura in grado di confermare con sicurezza una FIP ( sia secca che umida) in gatti apparentemente sani o malati

Una nuova tecnica diagnostica, la PCR, è  in grado di fornire risultati estremamente utili, ma che devono essere attentamente valutati da personale esperto al fine di  una corretta interpretazione.

Segni clinici indicativi di FIP che possono essere facilmente osservati dal proprietario dell’allevamento e che devono indurlo a rivolgersi tempestivamente al veterinario sono:

  • gatto solitamente giovane (5 mesi-2 anni), spesso è un animale di razza, e viene presentato alla visita con anoressia, apatia, perdita di peso negli ultimi 10-15 giorni, e febbre cronica, intermittente e resistente agli antibiotici (da lieve a moderata, 39,2-39,6°C; temperature maggiori sono di solito riferibili ad altra infezione);
  • abbondante distensione addominale, con addome “a botte” se è presente versamento;
  • respiro affannoso, a bocca aperta se c’è versamento in torace
  • lesioni oculari, che sono solitamente bilaterali;
  • segni di alterazione del SNC, che riflettono la presenza di una meningoencefalomielite; il gatto barcolla, inciampa, gira in cerchio e può incrociare le zampe posteriori e/o anteriori.